SORELLA MORTE
1656 100. Dal giorno della conversione fino a quello
della morte, Francesco, fosse in salute o malato, sempre si
preoccupò di conoscere ed eseguire la volontà
del Signore.
Un giorno un frate gli disse: «Padre, la tua vita e
condotta è stata ed è una fiaccola e un modello
non solo per i tuoi frati, ma per l'intera Chiesa di Dio:
e così sarà anche la tua morte. Certo, ai tuoi
frati e a moltissime altre persone la tua scomparsa provocherà
indicibile dolore e tristezza; ma per te sarà immensa
consolazione e gioia infinita. Infatti, tu passerai da questo
lavoro gravoso al più grande riposo da molte sofferenze
e prove al gaudio senza fine, dalla dura povertà (che
hai sempre amato e gioiosamente abbracciato dal momento della
conversione fino a oggi) alle ricchezze più grandi
e vere, infinite; dalla morte fisica passerai alla vita eterna,
dove vedrai faccia a faccia per sempre il Signore Dio tuo,
che in questo mondo hai contemplato con tanto fervore, desiderio
e amore».
Detto ciò, gli parlò francamente: «Padre,
sappi in verità che, se il Signore non manda al tuo
corpo la sua medicina dal cielo, la tua malattia è
incurabile e poco ti resta da vivere, come hanno già
pronosticato i medici. Dico questo per confortare il tuo spirito,
affinché tu sia sempre felice interiormente ed esteriormente
nel Signore, e i tuoi frati e gli altri che vengono a visitarti
ti trovino lieto nel Signore. Siccome sanno che presto morrai,
vedendoti così sereno o venendolo a sapere dalla gente
dopo il tuo trapasso, ciò costituirà per tutti
un ricordo e un esempio, come lo è stata tutta la tua
vita».
Allora Francesco, sebbene disfatto dalle malattie, con grande
fervore di spirito e raggiante di gioia profonda, lodò
il Signore. Poi rispose al compagno: «Ebbene, se la
morte è imminente, chiamatemi i fratelli Angelo e Leone,
affinché mi cantino di sorella Morte».
Vennero i due da Francesco e cantarono, in lacrime, il Cantico
di frate Sole e delle altre creature del Signore, composto
dal Santo durante la sua infermità, a lode del Signore
e a consolazione dell'anima sua e degli altri. In questo Cantico,
innanzi all'ultima strofa, egli inserì la lassa di
sorella Morte, questa:
Laudato sie, mi Segnore,
per sora nostra morte corporale,
dalla quale null'omo vivente po' scampare.
Guai a quilli ke morirà ne li peccati mortali!
Biati quilli ke trovarà ne li toi
sanctissime volontade
ke lla morte seconda no li farà male.